Le tre strategie limitanti che NON dobbiamo usare durante una crisi


Tutti noi attraversiamo momenti di crisi e difficoltà; in particolare ci sono tre modalità con cui di solito reagiamo, lo facciamo perché ci hanno insegnato così, ma la questione è che queste tre modalità sono in realtà delle strategie limitanti.
Le considero limitanti perché nella loro applicazione non portano a risultati che migliorano la situazione iniziale, anzi sono una delle principali cause dell'aumento delle difficoltà che un individuo o un'impresa può fronteggiare.
Se utilizziamo sistematicamente queste strategie possiamo essere sicuri che il problema si ripresenterà e probabilmente sarà sempre più difficile da risolvere.
Prestate molta attenzione a come rispondete ai momenti di crisi e se vi accorgete di mettere in pratica una o più di queste strategie sappiate che il risultato non sarà quello che vi aspettate.
Vediamo quali sono le strategie limitanti:
Lamentarsi
Oggi giorno ci lamentiamo di tutto, lavoro, relazioni, traffico, politica, sport ecc. 
La frase che più rappresenta questa strategie è "io avrei fatto in modo diverso"
Quando cediamo a questa modalità iniziamo a rimanere imbrigliati in una rete compatta di motivazioni dalla quale è difficile staccarsi. Ricordo il testo di una canzone che diceva:
 "ho visto persone che si piangevano addosso morire arrugginite". 
Il testo di questa canzone (di cui non ricordo il titolo) riporta in maniera chiara e visuale il risultato di chi si piange addosso.
Lamentarsi è una pratica che facciamo (troppo) spesso perché è molto economica, non richiede un grande sforzo di energie ne di immaginazione, è portatile perché la possiamo esprimere in ogni contesto e situazione, è soddisfacente perché ci fa avere sempre ragione. Tanto peggio se ho anche ragione, perché allora la possiamo caricare dell'emozione della nostra "giusta" indignazione. Il nostro ruolo di vittima è quello che ci fa pensare che qualcun altro, compagna/o, stato, colleghi, capo ufficio, impiegati ecc, debbano ascoltarci, confortarci e aiutarci attuando comportamenti differenti e compatibili alla nostra "aspettativa".
La questione importante però non si trova nella motivazione delle nostre lamentele, ma ne fatto che possiamo lamentarci quanto vogliamo ma questo difficilmente cambierà la situazione di cui ci stiamo lamentando. Spesso il risultato sarà che, dando maggiore attenzione a quello che pensiamo essere "sbagliato", focalizziamo tutta la nostra concentrazione su di esso perdendo le reali occasioni che potrebbero cambiare la situazione. 
Ricordati: non esiste nessuno che sta studiano un modo per fare quello che pensi sia giusto fare!
Imporre il proprio bisogno
Noi viviamo in una società che culturalmente ci insegna che se qualcosa non ci va bene la possiamo semplicemente cambiare. Se non mi piace il mio aspetto fisico c'è il chirurgo plastico; se non mi sento bene prendo una pasticca; se non mi piace la mia relazione semplicemente mi separo ecc. 
Il modo con cui questa strategia limitativa si manifesta è attraverso il TU. La caratteristica del dialogo che si genera tra due persone che cercano di imporre il proprio bisogno si esprime in un dialogo del tipo:
"Io vorrei che tu capissi che se ti comporti in un certo modo la nostra vita funzionerà meglio".
"No! Tu non capisci che il tuo comportamento è causa di quello che succede, se vuoi che le cose migliorino tu devi fare..."
Mai trovati in una conversazione di questo tipo, in coppia che sul luogo di lavoro o parlando con un amico?
Il guaio è che una conversazione di questo tipo non potrà portare da nessuna parte. Uno dei presupposti di questo modo di comunicare è quello di dimostrare (che sia volontario o meno poco importa) tutta l'inadeguatezza dell'altro, gli mostriamo come il mondo sarebbe migliore se non si comportasse in un certo modo, gli facciamo vedere come la nostra infelicità e i nostri problemi siamo causa sua.
Quello che però non comprendiamo quando mettiamo in atto questa strategia è che invece di scogliere i nodi che stanno alla base delle nostre "recriminazioni" finiamo per irrigidirli, per aumentarli e appesantirli. 
Imporre i propri bisogni che siano al partner, al figlio o ai colleghi o dipendenti aspettandosi che "gli altri" si modifichino potrà generare un solo risultato, una vita piena di resistenze ed ostilità
Fare finta che le cose non esistano 
Questa è la terza strategia limitante che ci porta ad agire come uno struzzo, nascondendo la testa nella sabbia e sperando che, grazie a questa azione, la cosa che non vogliamo vedere scompaia miracolosamente. 
Di soito agiamo così perché abbiamo paura di affrontare il conflitto che potrebbe nascere nel momento in cui mostriamo i nostri bisogni. Il problema in questa condizione è che ci sentiamo "in colpa" (già se ci sentissimo "responsabili" sarebbe qualcosa) se i nostri bisogni generano una risposta conflittuale e negativa nel nostro interlocutore. 
In questi casi preferiamo non sollevare la questione, ci priviamo del confronto per il "bene" della relazione. La questione però è che in questo modo non prendiamo una posizione, non esprimiamo la nostra identità (che nei peggiori dei casi può anche scomparire) e viviamo alla mercé dei bisogni altrui. 
Mettendo da parte o nascondendo per paura i nostri bisogni, desideri, sogni e aspirazioni ci porta ad uno stato di sofferenza che prima o poi si manifesterà se non nelle nostre azioni probabilmente a livello del nostro corpo con malattie e blocchi fisici. 
E' solo iniziando a vedere il fatto che noi ci neghiamo a noi stessi che possiamo iniziare a uscire da questa trappola, da questa prigione.  

Analizzate le tre strategie limitative non resta da dire che il primo passo è quello di incominciare a vedere quando le mettiamo in pratica.
Provate solamente e sospendere il loro impiego nelle vostre relazioni professionali e personali, provate a sostituirle con alternative meno aggressive e limitanti (ne parleremo più avanti) e vedrete subito un cambiamento radicale nelle vostre interazioni con e persone.
Se avete dei dubbi o volete approfondire il soggetto, vi invito a scrivermi sarà interessante approfondire con voi.
Buon lavoro e prestate attenzione alle vostre risposte e pensieri.

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